
Molte persone tendono a confondere le parole “riciclabile” e “riciclato”. Eppure, pur condividendo una radice comune, questi due termini non rispondono alla stessa definizione. Questo articolo sarà l’occasione per distinguerli bene, una volta per tutte.
Cos’è un materiale riciclabile?
Parlare di riciclaggio significa parlare di reinserimento, dopo il trattamento, nella produzione di un nuovo prodotto. Un materiale riciclabile deve quindi, in particolare, soddisfare questo requisito. Al giorno d’oggi, la maggior parte dei materiali è riciclabile, come ad esempio:
- l’acciaio;
- l’alluminio;
- il cartone;
- la carta;
- la plastica;
- il polistirolo;
- il vetro.
Questi provengono dai rifiuti domestici e possono confluire in filiere di riciclaggio specifiche. Esistono anche filiere riservate ad altri rifiuti, industriali o provenienti dalle isole ecologiche, che possono includere legno, pneumatici, scarti verdi, tessili…
Quali sono le regole affinché un materiale sia riciclabile?
L’eco-organismo Citeo ha pubblicato una guida alle regole di riciclabilità per poterle comprendere. Infatti, il fatto che un materiale sia intrinsecamente riciclabile non è sufficiente. Deve anche rispondere a una serie di parametri specifici.
Il materiale in questione può essere associato a un altro materiale in un prodotto o in un imballaggio. Entrambi possono anche essere intrinsecamente riciclabili. Tuttavia, se appartengono a filiere di riciclaggio diverse, solo l’elemento principale sarà effettivamente riciclabile.
È il caso, ad esempio, di un’etichetta di carta avvolta intorno a una bottiglia di plastica. Solo quest’ultima potrà entrare in un processo di riciclaggio.
Inoltre, alcuni materiali devono soddisfare criteri precisi. È il caso della carta, del cartone, del vetro e della plastica. Per cominciare, la carta e il cartone devono essere composti principalmente da materiali fibrosi. In caso contrario, non saranno riciclabili.
Per quanto riguarda il vetro, alcune restrizioni ne impediscono la completa riciclabilità. Si tratta ad esempio di tipi di vetro specifici, come il cristallo o la ceramica, che non sono riciclabili.
Il caso delle plastiche è più complesso, poiché devono innanzitutto essere categorizzate in base alla loro composizione. Ci sono le plastiche flessibili da un lato, e le plastiche rigide dall’altro, che sono separate in tre categorie: PET, PE/PP e altre. I criteri riguardanti le plastiche flessibili o rigide sono relativamente complessi. La guida di Citeo ne espone i dettagli. In base a questi criteri precisi, la plastica sarà riciclabile o meno. In ogni caso, una plastica rigida che non appartiene alle famiglie PET, PE o PP non è riciclabile.
Come riconoscere un materiale riciclabile?
Esistono diversi loghi a seconda del materiale. Se uno di questi è presente sul prodotto o sull’imballaggio, allora può essere riciclato:
- riguarda l’acciaio;
- riguarda l’alluminio;
- il logo Triman è apposto sugli imballaggi riciclabili che possono essere smaltiti nella raccolta differenziata;
- il nastro di Moebius senza numero all’interno indica che il materiale è riciclabile.
Non bisogna confonderli con i loghi “Punto Verde”, “Eco-Folio” o “Citeo” che indicano unicamente che il produttore di questo imballaggio ha versato il proprio contributo ecologico a un eco-organismo.
Qual è la differenza con un materiale riciclato?
A questo punto, è facile capire la differenza tra un materiale riciclabile e un materiale riciclato. Il primo possiede un insieme di caratteristiche che gli permettono di entrare, teoricamente, in una filiera di riciclaggio esistente. Il secondo è effettivamente entrato in tale filiera ed è stato trasformato per essere integrato in un nuovo prodotto.
Perché non tutti i materiali riciclabili vengono riciclati?
In effetti, non tutti i materiali riciclabili vengono riciclati. Perché? Da un lato perché la raccolta differenziata non viene effettuata da tutta la popolazione. Dall’altro, anche quando la differenziata viene fatta, degli errori possono talvolta portare a degli “scarti di smistamento”. Ciò significa che un cassonetto contenente prodotti non riciclabili non finisce nella filiera del riciclaggio ma in quella dei rifiuti indifferenziati.
I dati sul riciclaggio in Francia nel 2018, forniti da Citeo, illustrano bene questo divario. Se l’88% dei francesi fa la differenziata, solo il 48% di loro lo fa sistematicamente. Ne derivano tassi di riciclaggio per materiale che possono ancora essere ampiamente migliorati:
- 44% per l’alluminio;
- 68% per carta e cartone, da suddividere tra i cartoni per bevande per quasi il 53% e gli altri tipi di carta/cartone per il 69%;
- la performance per la plastica è scarsa, a meno del 27%, ripartita tra il 58% delle bottiglie e dei flaconi in plastica flessibile riciclati e il 4% per le altre plastiche;
- quasi l’87% per il vetro.
Caso delle plastiche: le ragioni dell’importante divario tra riciclabile e riciclato
È importante notare, per la plastica, che questi dati hanno una spiegazione. Infatti, le attuali istruzioni per la raccolta differenziata riguardanti le plastiche sono poco chiare. Molti francesi esitano tra le plastiche da differenziare e quelle da gettare nel bidone dei rifiuti indifferenziati. Di conseguenza, in caso di scelta sbagliata, se della plastica non riciclabile arriva nella filiera del riciclaggio, il carico verrà eliminato. Da un altro punto di vista, se è riciclabile ma finisce con i rifiuti indifferenziati, non verrà comunque riciclata.
Per ovviare a questo problema, da alcuni anni è in fase di test un’estensione delle istruzioni per la raccolta differenziata della plastica. Oggi sono interessati circa 24 milioni di francesi. Per gli altri, l’obiettivo è di poter inviare la totalità delle plastiche nelle filiere di riciclaggio entro la fine del 2022. Non c’è dubbio che questo permetterà di aumentare sostanzialmente le performance di smistamento e quindi il tasso di riciclaggio per questo materiale.
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