
Il riciclo degli imballaggi in plastica è una componente fondamentale della riduzione dei rifiuti. Integrare plastica riciclata in nuovi imballaggi è infatti una pratica comune. Tuttavia, le sfide elencate dal Consiglio nazionale dell’imballaggio sono numerose e pongono una serie di limiti.
Sfida n°1: garantire la disponibilità della risorsa
Plastica, ne produciamo. Milioni di tonnellate ogni anno. Tuttavia, affrontando il tema dell’uso di materiali riciclati, ci si scontra sistematicamente con la questione della disponibilità della risorsa. Può far sorridere, ma la problematica è reale.
Infatti, riciclare la plastica è una cosa. Riciclarla rispettando il capitolato d’oneri imposto dall’uso di materiale riciclato in un imballaggio è un’altra. È qui che il problema si complica, perché queste esigenze comprendono:
- il rispetto della qualità del materiale;
- la normativa in termini di contatto alimentare;
- la tracciabilità dei materiali riciclati;
- l’equilibrio economico tra domanda e offerta;
- gli investimenti da sostenere negli impianti di riciclo.
La problematica della qualità del materiale plastico riciclato
Prendendo il caso del polistirene (PS), l’attuale tecnica di riciclo è meccanica. Non permette di raggiungere un livello di qualità intrinseca sufficiente per essere impiegato negli imballaggi a contatto alimentare. Tecnologie basate sulla chimica sono in fase di sviluppo. Se raggiungeranno lo stadio industriale, il PS riciclato dovrebbe trovare maggiori sbocchi.
La normativa relativa al contatto alimentare
Per il momento, solo il regolamento europeo n°1935/2004 del 27 ottobre 2004 stabilisce regole riguardanti l’idoneità dei materiali a entrare in contatto con gli alimenti. Gli operatori del riciclo dovranno tuttavia essere reattivi in caso di evoluzioni nei testi di legge.
La tracciabilità dei materiali riciclati
Come sapere da dove proviene la plastica riciclata integrata in un imballaggio? Come essere sicuri che sia esente da qualsiasi forma di prodotto chimico vietato? Superare questo ostacolo, tecnicamente e normativamente, è un prerequisito indispensabile. Per il momento, anche se questo punto è ancora poco chiaro, è possibile basarsi sulla norma europea EN 15343:2007, che stabilisce una serie di requisiti riguardo alla tracciabilità dei materiali riciclati presenti in un nuovo imballaggio. In particolare, è raccomandata una serie di controlli su:
- la quantità e la qualità dei materiali riciclati integrati nell’imballaggio;
- la qualità del processo di riciclo;
- la qualità dell’imballaggio prodotto dalla catena.
Una certificazione, ad esempio rilasciata dall’organismo EuCertPlast, permette di rassicurare il consumatore sul rispetto dei requisiti di questa norma.
L’equilibrio economico tra domanda e offerta di materiale riciclato
Oggi, una tonnellata di plastica riciclata non è competitiva rispetto alla stessa quantità di plastica “vergine”. Anche se il costo tecnologico può diminuire con volumi più elevati, la tensione tra l’offerta di materiale riciclato e la domanda potrebbe squilibrare l’economia del settore. Infatti, è inutile riciclare plastica se gli sbocchi non sono garantiti. Al contrario, se il fabbisogno di materiali riciclati supera la quantità disponibile, la produzione ne risentirà. Occorre quindi attivare alcune leve fiscali per ottenere un equilibrio favorevole alla plastica riciclata.
È proprio l’obiettivo del dispositivo di sostegno Orplast, per “Objectif Recyclage Plastiques”, lanciato dall’ADEME nel 2016. Sotto forma di bandi di progetto, permette da un lato di sovvenzionare l’apporto di materie plastiche riciclate a favore dei produttori di materiali a base di plastica riciclata. Dall’altro, finanzia la ricerca e lo sviluppo per mettere a punto metodi più performanti di integrazione di plastica riciclata nei nuovi materiali. Un nuovo bando di progetto, dotato di un budget da 15 a 30 milioni di euro, è stato annunciato dal governo il 5 giugno 2020.
Investire negli impianti di riciclo
Per seguire le evoluzioni normative, le tecniche di riciclo dovranno progredire. Ciò permetterà l’integrazione di una percentuale più elevata di plastica riciclata negli imballaggi. Dovranno quindi essere sostenuti investimenti all’altezza delle esigenze.
Sfida n°2: proteggere la salute dei consumatori
I medicinali, il cibo o le bevande sono tutti esempi per i quali ci si aspetta un imballaggio senza rischi per la salute dei consumatori. Ora, come assicurarsi dell’assenza di contaminazione dei materiali plastici? La plastica da riciclare deve essere sana, o quantomeno deve esserlo dopo il riciclo. Ciò presuppone tecniche di lavaggio e decontaminazione perfettamente a punto. Controlli permettono poi di verificare la conformità rispetto alla normativa. Attualmente, queste tecnologie non sono ancora realmente accessibili, almeno a un costo economicamente accettabile.
Sfida n°3: l’impegno delle parti interessate
Anche se queste tecnologie fossero a punto e redditizie, l’approvazione e la fiducia del pubblico sarebbero difficili da ottenere. I produttori dovranno, a un certo punto, affrontare la paura dei consumatori. Dovranno implementare una trasparenza totale per non mettere a rischio la loro immagine ed evitare qualsiasi scandalo.
Sfida n°4: anticipare e seguire le evoluzioni normative
Che vieti, che obblighi o che fornisca una tabella di marcia, la normativa nazionale o europea evolve rapidamente. Occorre quindi essere pronti ad affrontarla. Non accontentarsi di seguire le leggi europee e francesi è la parola d’ordine. Infatti, bisogna tenere d’occhio ciò che accade oltre i nostri confini. A volte, le buone idee vengono da altrove. È quindi facile prevedere che un’evoluzione favorevole delle regole all’estero possa essere vista come un’opportunità nei nostri territori. Prepararsi, anticipare, può quindi costituire un vantaggio competitivo. Il Regno Unito, ad esempio, prevede di tassare gli imballaggi in plastica che non includano almeno il 30% di materiale riciclato, entro il 2022.
Sfida n°5: l’accettazione da parte dei consumatori
Secondo uno studio Citeo del 2018, oltre il 90% dei consumatori vede di buon occhio l’incorporazione di materiali riciclati negli imballaggi. Questo è positivo perché, al momento, oltre il 50% del polietilene riciclato è integrato nella produzione di bottiglie.
Per quanto riguarda gli altri tipi di plastica, i conti non tornano a causa delle sfide viste in precedenza. Solo il futuro ci dirà se tutti gli ostacoli potranno essere superati e se l’incorporazione di plastica riciclata negli imballaggi diventerà la norma.
Per saperne di più sulla politica di gestione dei rifiuti di Flexico, visita la pagina Flexico, un attore eco-responsabile.